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Synap(see) – Agro

Synap(see) sarà protagonista dell’incontro SHOOT Sharing di venerdì 23 febbraio: il collettivo, che parteciperà al gran completo assieme al curatore Steve Bisson, presenterà l’ultimo lavoro “Agro”, terzo capitolo di una trilogia sul territorio italiano, dopo “Parco” e “Fiume”, che porta a fare un resoconto su quanto riesce ad apportare oggi di costruttivo la fotografia autoriale. Synap(see) si racconta e porta un esempio di fotografia consapevole che può contribuire a dare maggiore profondità, spessore, intuizione alla ricerca e alla critica.


“Agro” è il titolo che riassume la ricerca fotografica realizzata da Synap(see) nel corso del 2017. Il collettivo ha scelto di confrontarsi sul tema dell’uso del suolo con particolare attenzione all’agricoltura, agli allevamenti e alle colture boschive. Da un paio di decenni almeno si osserva l’onda di “ritorno alla terra” cavalcata soprattutto dalla nuova generazione di contadini e allevatori di piccola scala orientati ad una maggiore sostenibilità e rispetto della natura. Il progetto raggruppa diverse testimonianze che compongono un variopinto mosaico di modi alternativi di rapportarsi alla terra. Produzione di erbe medicinali, salvaguardia delle api, benessere degli animali, gruppi di acquisto solidali, coinvolgimento di lavoratori diversamente abili sono alcune delle nuove buone pratiche ed esperienze che disegnano un nuovo scenario rurale e produttivo. Diverse le sfide che si affacciano: dalla corretta gestione dei boschi talvolta soggetti a massicce e discutibili operazioni meccaniche di “pulizia”, al recupero di terreni un tempo produttivi e oggi abbandonati perché meno accessibili e redditizi, dalla quadratura economica delle nuove forme di micro gestione e organizzazione aziendale, fino al governo del paesaggio risorsa sempre più strutturale e indispensabile per le prossime generazioni.

Il progetto ‘Wound (Ferita)’ di Andrea Buzzichelli è uno sguardo indiscreto su alcune aree boschive della provincia di Siena.
Per certi versi egli pare quasi simulare uno scenario di guerra, un campo di battaglia dove si consuma una lotta intestina tra la natura e l’uomo. Colline devastate come dopo un bombardamento, mezzi pesanti gonfi di legname, cataste di macerie organiche come resti accumulati di soldati. L’autore si muove su un territorio ferito a dismisura, dove tuttavia non si capisce se a rischiare la sopravvivenza sia l’ambiente o piuttosto la specie umana.

Quello compiuto da Paola Fiorini, nel territorio della Lessinia, è un viaggio che ci accompagna in un tempo lontano, che sembra toccare le radici della civiltà. Un’esplorazione che, come sostiene l’autrice veronese, l’ha portata a contatto con un mondo tutto al femminile. Le protagoniste sono donne, custodi di antichi segreti legati all’impiego delle erbe e delle piante officinali. Medichesse, streghe, sacerdotesse e dee che per natura e sensibilità sono inclini alla cura. Un ritorno alla terra nella sua essenza più profonda, spirituale, sacra.

Simone Mizzotti nella sua ricerca si misura con una delle più grandi e storiche aziende agricole italiane. La Maccarese, una realtà che conta oltre 3.000 ettari di colture, include il più importante allevamento di vacche della penisola e conserva le cosiddette macchie mediterranee, un’area di valenza naturalistica in parte tutelata dal WWF. A tutto ciò si aggiunge un patrimonio edilizio e architettonico che ospita diversi soggetti attivi nella filiera agro-bio-alimentare. Il fotografo cremasco ha documentato in lungo e in largo questo diversificato paesaggio rurale, restituendoci la sua complessità anche in rapporto alle pressioni che su di esso insistono, come la convivenza limitrofa dell’aeroporto internazionale di Fiumicino.

‘Valori in campo’ è il cappello evocativo del reportage che Antonella Monzoni ha compiuto in 6 aziende italiane che hanno voluto reinventare la propria missione attraverso un’agricoltura rispettosa e soprattutto rispettabile. Puntando ad una diversità di pensiero che poggia su principi solidali quali la valorizzazione dei prodotti tipici e delle tradizioni dimenticate, la coltivazione a basso impatto e attenta alle qualità anche umane del prodotto, il coinvolgimento di abilità differenti, l’educazione ambientale e la didattica per i bambini. Sebbene distinte sono storie che dialogano facilmente perché imbevute di una buona dose di speranza e coraggio.

Stefano Parrini parte dai suoi ricordi del casolare di famiglia oggi dismesso a Barberino val d’Elsa per affrontare la questione più ampia
dell’abbandono dei terreni agricoli. La serie fotografica interpreta lo stato di assenza di questi luoghi disabitati, di questi antichi poderi nei quali è vivo l’eco pastorale delle stagioni trascorse con i capricci del tempo. Le tracce sono ancora leggibili. Come i ruderi di vecchie case, gli oliveti o i frutteti inselvatichiti, i viottoli e le siepi incolte, segni di un paesaggio in cui la vegetazione, la natura, ancora fatica a liberarsi del suo recente passato. In mezzo a tanto silenzio, nel solco di una arcaica memoria, il fascino di un richiamo quasi assoluto. La terra.

Etico è la parola d’ordine nei racconti di Giovanni Presutti alla scoperta delle migliori pratiche tra gli allevamenti d’Italia. Da Viterbo a Perugia, passando per Siena, Grosseto fino a Firenze, e ancora Reggio Emilia e poi Pavia. Sono le tappe di un pellegrinare
cocciuto e audace che il fotografo intraprende per svelare un mondo ai più sconosciuto: quello degli allevamenti etici. Le sue immagini sono fatte di sensazioni quasi strappate ai ricordi personali per essere consegnate al futuro, come le istantanee Polaroid che affida alla fantasia della figlia Gemma. Poggio di Camporbiano, Fattura L’Aurora, Corte del Boiardo sono solo alcuni dei pirateschi nomi di suggestive quanto concrete testimonianze, e di tenaci e talvolta radicali scelte di vita.

Con ‘Agro’ si chiude un triennio di investigazione fotografica, che ha attraversato uno spaccato significativo del territorio italiano, passando per oltre 9 Regioni (dal Veneto, alla Campania, dall’Abruzzo alla Lombardia) e 30 casi studio. Centinaia di persone
incontrate e decine di incontri pubblici. Questo impegno ribadisce la bontà della fotografia quando usata consapevolmente per interrogare la realtà, l’ambiente. Oltre la sua funzione didascalica, la fotografia autorale, o semplicemente consapevole, può
contribuire a dare maggiore profondità, spessore, intuizione alla ricerca e alla critica.

Testo dell’introduzione di Steve Bisson (www.synapsee.it)