Ciclo Grandi Maestri – Ansel Adams presenta Luisa Bondoni

Venerdì 9 giugno

Ansel Adams ne parlerà Luisa Bondoni

ADAMS


Si è svolto venerdì 9 giugno l’ultimo incontro di approfondimento della stagione 2016/2017 organizzato da SHOOT presso Mero&More a Verona, assieme a Luisa Bondoni e dedicato ad Ansel Adams.

Come sempre Luisa ci fa attraversare la vita personale e professionale del fotografo riuscendo a parlare in maniera approfondita sia degli aspetti tecnici che di quelli umani, senza tralasciare il contesto storico che circonda l’uomo e la sua opera fotografica.

La vita di Adams, nato nel 1902 a San Francisco, è stata fin dall’infanzia legata in maniera indissolubile all’ambiente che lo circondava: dai primi anni nella casa dei genitori sull’oceano, al negozio di souvenir che gestisce assieme alla moglie nel parco dello Yosemite, fino ad arrivare alle fotografie dell’Alaska alla fine degli anni ‘40, il principale soggetto delle sue opere è sempre la natura incontaminata, natura rappresentata quasi sempre quindi priva dell’elemento umano, per sottolinearne soprattutto la maestosità, ma anche per eliminare un elemento di disturbo: la concezione di Adams è infatti quella di un paesaggio assoluto e magnifico, in cui la presenza dell’uomo è vista come qualcosa di invasivo e spesso lesivo.

L’amore per la natura ed il paesaggio americano porta Adams anche all’attivismo, portandolo a diventare custode all’interno del parco dello Yosemite e a diventare un membro della più antica organizzazione ambientalista americana, il Sierra Club. La fotografia, grazie alla quale si è in grado di mostrare la bellezza della natura, diventa da questo punto in poi un mezzo potente per la sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica del pericolo che l’uomo può rappresentare e porterà alla creazione di altri parchi nazionali americani come lo Yellowstone.

La carriera di Adams non si ferma però solo a questi aspetti: è il fondatore, assieme a Edward Weston e Imogen Cunningham del gruppo f64 (riferimento alla più piccola apertura del diaframma e quindi alla maggiore profondità di campo) che ha l’intento di promuovere i principi della straight photography, in opposizione alla corrente del pittorialismo, è tra i sostenitori e fautori della creazione di una sezione fotografica all’interno del Moma a New York e tra i primi ad esporre, i suoi ritratti dei presidenti americani sono i primi ritratti fotografici esposti alla National Gallery americana, nel 1952 è tra i fondatori della rivista fotografica Aperture.

Durante la Seconda Guerra Mondiale si interessa anche alla questione dell’’internamento e deportazione dei nippo-americani, e gli viene concessa una visita al Manzanar War Relocation Center, ai piedi del monte Williamson, in California: il lavoro fotografico dà vita ad una mostra e ad un libro dal titolo Born Free and Equal: Photographs of the Loyal Japanese-Americans at Manzanar Relocation Center, Inyo County, California.

Adams spazia anche in altri ambiti della fotografia, come la ritrattistica, la fotografia commerciale per Life, la fotografia a colori per la Kodak e diventa inoltre sperimentatore e consulente per le pellicole della Polaroid.

“Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato, e le persone che hai amato.”

“… visualizzare un’immagine consiste nell’immaginarla, ancor prima dell’esposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell’immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata più esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ciò significa che il fotografo ha la totale libertà di espressione, e non è in nessun modo limitato… “

Queste frasi sintetizzano il pensiero di Adams sia sulla tecnica fotografica, sia sul ‘sentimento’ che sta alla base della buona riuscita di una fotografia: il vedere prima cosa si sta fotografando e cosa si vuole sottolineare all’interno della fotografia lo porteranno anche alla teorizzazione del sistema zonale, tecnica mediante la quale si individuano zone di diversa tonalità di grigio, permettendo di riprodurre la luce ripresa in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così una più vasta gamma di scala dei grigi e migliorando quindi la nitidezza delle immagini.

In ogni caso per Adams “Non ci sono regole per fare buone fotografie, ci sono solo buone fotografie.”

Un grande grazie a Luisa per averci presentato il lavoro e la vita di uno dei più grandi e famosi fotografi al mondo, degna conclusione per questa stagione di incontri di approfondimento sulla storia della fotografia.

LUISA BONDONI

Luisa Bondoni nasce a Brescia nel 1981, dove oggi vive e lavora. Dopo il liceo scientifico, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali nel 2006 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Parma con una tesi in storia della fotografia, occupandosi dell’archiviazione e analisi di un fondo fotografico. Nel 2004 inizia la collaborazione con il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia di cui oggi è Vicepresidente e Curatrice museale. Dal 2004 al 2011 lavora come guida all’interno del museo Santa Giulia di Brescia e presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Tiene corsi, workshop e conferenze dedicate alla storia fotografia e ai suoi protagonisti, organizza laboratori  didattici e corsi di storia e tecnica fotografica per le scuole di ogni grado, si occupa inoltre della curatela di mostre e realizzazione di testi critici per cataloghi (attualmente ha all’attivo sei pubblicazioni di volumi fotografici).

luisa.bondoni@gmail.com



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